Ristorante Stroncapane – Figline Valdarno (Firenze)
Cucina: 4/5
Menu: 4/5
Carta Vini: 4/5
Locale: 5/5
Posizione: 5/5
Ospitalità: 5/5
Prezzo Medio: 30/35
“Il vino, specialmente in Italia, è la poesia della terra.”, direbbe Mario Soldati. La Tagliata di Vitello in crema di tartufo è la poesia di Figline Valdarno.
Sono un viaggiatore in cerca di piacere, e i luoghi non mi soddisfano se non hanno sapore. Quello scoperto in questo borgo medioevale nel cuore della toscana è impareggiabile.
Ero arrivato in serata in hotel, insieme alla mia fedelissima compagna (di merende) e dopo una breve perlustrazione del paesino abbiamo scelto proprio questo ristorante al centro della piazza principale. Cercavamo un locale degno di festeggiare il suo compleanno, e ci siamo imbattuti nello “Stroncapane” (Piazzia Marsilio Ficino n83).
Essendo un buongustaio gastrofanatico vado a naso nella scelta. A volte premia, a volte no. Questa volta mi è andata di lusso. Il locale, dotato di una sala sulla porta e una interna, era caldo nei suoi colori giallo e marrone, ed accogliente. Con una decina di avventori già seduti al tavolo quando siamo entrati. Ad accoglierci Massimo con il suo tipico accento fiorentino, proprio il biglietto da visita indispensabile quando entri un ristorante per assaggiare la rinomata cucina del luogo.
In preda ai rantoli della fame sempre più insistenti, abbiamo afferrato immediatamente due menù e la scelta è stata facile. Due antipasti della casa, una tagliata di vitello in crema di tarturo e un filetto di maiale in aceto balsamico con cipolline per la signora. Il tutto innaffiato da un eccellente Morellino di Scansano. Per finire con una porzione di mousse al cioccolato e tiramisù.
Vi dico subito che non ho foto dell’antipasto perché lo abbiamo letteralmente divorato. In compenso vi assicuro che era ottimo, abbondante e variegato. A memoria, 4 offerte di salumi differenti, crostini di pane tra cui ho apprezzato particolarmente quello con patè di fegato di maiale, sottaceti e formaggi.
Devo dire però che la carne ha rubato la scena. In particolare, la tagliata in crema di tartufo l’ho trovata splendida. La carne con la parte esterna cotta al punto giusto da trattenere tutti i succhi interni, era morbida e saporita, sorretta da una crema perfettamente bilanciata nei sapori e che dopo aver masticato la carne lascia uno straordinario profumo in bocca.
In tutto questo, vorrei sottolineare la piacevole conversazione che abbiamo intrattenuto con Massimo, che ha avuto un po’ di tempo da dedicarci tra una servita e l’altra. Ci ha parlato di come è arrivato ad acquisire il ristorante insieme alla compagna nonché co-proprietaria, di come si sono conosciuti e della singolare vita che “non svolgono” insieme (per approfondimenti recatevi direttamente al ristorante). Abbiamo così appreso che il nome “Stroncapane” era stato dato al locale dal primo proprietario, che in seguito a problemi personali si era visto costretto a cedere l’attività rilevata ad Massimo e la compagna (al tempo camerieri) proprio per salvare “il rapporto e il lavoro”. Per stroncapane si intende proprio un modo di vivere il pasto in condivisione, in maniera aperta, con il gusto dello stare a tavola in compagnia. Abbiamo poi chiesto un dessert per chiudere in bellezza e la mousse al cioccolato è stata all’altezza.

Giudico l’esperienza fatta davvero notevole in senso lato, per tanto lo consiglio altamente, magari in estate quando c’è la possibilità di cenare all’aperto tra i tavoli posti in piazza.
Per trasparenza, pubblico la ricevuta della cena.


