Il viaggio di un cuoco

  • Sharebar

Ho appena finito di leggerlo…  ”Il viaggio di un cuoco” di Anthony Bourdain, conosciuto grazie al suo primo successo editoriale “Kitchen Confidential“.
Devo dire che non mi è piaciuto come il tanto acclamato primo titolo. Mi è piaciuto di più.
Storie di viaggio e cibo. Partire per andare in un posto non perché hai bisogno di staccare la spina, di relax, perché la spiaggia è bianca e i cocktail sono fighi, o perché “cazzo almeno una volta nella vita a New York ci devo andare!”.

Partire perché nel delta del Mekong il vino di serpente scorre a fiumi, e in alcuni locali di Hanoi squarciano il petto di un copra proprio sul tuo tavolo e ti offrono il cuore ancora pulsante.

Partire perché la cucina kaiseki è un’esperienza sensoriale totale, anche se il natto è rivoltante.

Partire perché di notte soffri il freddo in una squallida camera singola nel miglior albergo di quella vecchia cittadina in Marocco, ma il giorno dopo sei steso pancia all’aria a trastullarti nel deserto con i Tuareg con in corpo mezzo capretto cotto sotto la terra bruciata per lunghissime ed interminabili 3 ore.

E per tutto questo piacere, Anthony Bourdain è stato anche pagato. Lo chef franco-americano infatti è stato pedinato ovunque da una troupe televisiva, al fine di produrre un programma chiamato No Reservation per TravelChannel (disponibile per iOs sull’Apple Store 1.99€ a puntata). Io consiglio di vederlo solo dopo aver letto il libro. Bourdain scrive in modo dannato ma lucido. Le sue parole sembrano traduzioni alfabetiche della chitarra di Jimmy Page. Vederlo in Tv senza aver letto nulla dei suoi libri è come “scopare con il preservativo” (A.B. cit).


Plugin from the creators of Brindes Personalizados :: More at Plulz Wordpress Plugins